L’accumulo termico può sostituire l’accumulo elettrico?

By | ottobre 27, 2015

Esiste una situazione particolare in cui un accumulo di tipo termico può essere più appropriato e vantaggioso rispetto ad un accumulo elettrico, ovvero quando la produzione fotovoltaica su base annua risulta superiore ai consumi totali dell’edificio.

Chi invece ha un discreto autoconsumo e ha una cessione di energia in rete inferiore o uguale a quella acquistata non ha convenienza a installare questo sistema perché senza la maggior produzione dal fotovoltaico (cessione > acquisto) l’energia che i sistemi di accumulo termico necessitano dovrà essere comprata dalla rete.

caso in cui non installare un accumulo termico

In questo caso non conviene installare un accumulo termico

Perché?

Un accumulo elettrico riesce al massimo a recuperare la quota di energia comprata dalla rete perché agisce compensando gli attuali consumi elettrici serali e notturni con l’energia solare prodotta di giorno senza però ottimizzare l’utilizzo dell’eventuale sovraproduzione (esubero).

L’impiego di un accumulo termico permette di utilizzare l’energia prodotta in eccesso dall’impianto fotovoltaico per alimentare apparati elettrici che forniscono energia termica per il riscaldamento e/o l’acqua calda sanitaria (ACS).

differenze tra accumulo termico e elettrico

In questo caso invece conviene installare l’accumulo termico e si evidenziano le differenze con quello elettrico

Questo sistema ha il vantaggio di rendere utilizzabile l’energia solare sotto forma di energia termica in qualsiasi momento. Contemporaneamente permette di risparmiare sull’acquisto di combustibili, soprattutto fossili (petrolio, carbone e gas), con tutti i vantaggi che questo comporta, sia dal punto di vista ambientale che economico.

Esistono due tecnologie di accumulo termico: innovativa, per mezzo della pompa di calore (PdC), o tradizionale a resistenza.

La pompa di calore è il sistema più performante e permette di produrre sia ACS che, eventualmente, acqua per il riscaldamento.

Si tratta di macchine dotate di compressore che, consumando elettricità (prodotta in esubero dal fotovoltaico come evidenziato in figura dalla freccia), producono acqua calda sfruttando il calore che sono in grado di estrarre dall’aria, dall’acqua o dal terreno. Grazie all’efficienza, espressa dal parametro COP (coefficiente di prestazione); per ogni singolo kWh di energia elettrica consumata le pompe di calore producono dai 3 ai 4 kWh di energia termica utile.

Il modo più semplice, maggiormente utilizzato e nettamente più economico rispetto a un impianto a pannelli solari termici, è quello di utilizzare i modelli di pompe di calore per la sola produzione di acqua calda sanitaria.

Con queste pompe di calore è possibile risparmiare spegnendo completamente la caldaia in estate quando è necessaria solo l’ACS. Infatti, una caldaia tradizionale, per soddisfare sia il riscaldamento che l’ACS ha una potenza elevata e in estate, quando il riscaldamento è spento, essendo sovradimensionata per questo fabbisogno, lavora in modo non adeguato con dispersioni, rendimenti bassi e consumi elevati.

Per l’installazione di sistemi in PdC per ACS, ma soprattutto per il riscaldamento, è vivamente consigliabile rivolgersi ad un termotecnico o ad un’azienda specializzata con al suo interno dei progettisti per valutare la soluzione più appropriata in funzione dei consumi, degli impianti esistenti e delle caratteristiche dell’immobile.

L’alternativa alla PdC consiste in un classico boiler per l’acqua calda sanitaria con al suo interno la resistenza elettrica.

Questo sistema è il più economico da acquistare ma è altamente energivoro, in quanto 1 kWh elettrico  equivale a 1 kWh termico. In genere le resistenze da uno o due kW possono soddisfare un carico di 50-80 litri (a salire in modo proporzionale). Data l’elevata potenza richiesta, questa tecnologia non è praticamente mai utilizzata per il riscaldamento.

In tabella le differenze tra le due soluzioni:

tabella differenze tra pompa di calore e resistenza

tabella differenze tra pompa di calore e resistenza

*circa 1/5 a parità di potenza termica.

L’accumulo termico può essere quindi considerato per ottimizzare i consumi energetici da chi:

– ha energia prodotta dall’impianto FV in esubero rispetto a quanto acquistato in rete.

– utilizza boiler elettrici tradizionali a resistenza (per ridurre i consumi)

– non ha un impianto solare termico

– utilizza caldaie a combustibile tradizionale che possono essere spente d’estate.

L’installazione di una pompa di calore è a tutti gli effetti un intervento per la riqualificazione energetica e come tale gode delle detrazioni fiscali previste per legge o del conto termico del GSE. La resistenza al contrario non gode di alcun incentivo.

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